Sindrome da Alienazione Genitoriale
La Sindrome da Alienazione Genitoriale o da Anaffettività Genitoriale (Parental Alienation Syndrome – PAS) è una “Sindrome” ipotizzata da uno studioso americano Gardner), come un’ipotetica e controversa dinamica psicologica disfunzionale che si attiverebbe sui figli minori coinvolti in contesti di separazione e divorzio conflittuale dei genitori, non adeguatamente mediate.
Gardner ne ha descritto gli elementi costitutivi in diversi lavori auto-pubblicati, e pertanto, privi di verifica da parte della letteratura scientifica, in particolare della revisione di esperti, (la cosiddetta “peer review”), che oggi è il parametro principale di valutazione della validità delle pubblicazioni scientifiche anche nei concorsi universitari.
Tale “Sindrome”, in effetti, pur essendo oggetto di dibattito in diversi Paesi, ad oggi non è riconosciuta come disturbo psicopatologico dalla grande maggioranza della Comunità scientifica e legale internazionale, e anche negli Stati Uniti è soggetta ad amplissime discussioni.
Detta “Sindrome” non risulta inserita in alcuna delle classificazioni in uso, come la “International classification of diseases” (ICD 10), o il “Diagnostic and statistica’ manual of menta’ disorders” (DSM 5), in ragione della sua evidente “ascientificità” dovuta alla mancanza di dati a sostegno.
Riguardo a quesfultima classificazione, infatti, l’Istituto Superiore di Sanità ha inteso precisare che la proposta avanzata dallo studioso statunitense W. Bernet durante un “working committee” del DSM 5 di inserire la categoria PAS, non è stata accolta, in quanto si è ritenuto che l’esclusione e l’alienazione di un genitore non corrisponda ad una sindrome, né ad un disturbo psichico individuale definito, ma piuttosto a un disturbo della relazione tra più soggetti, una relazione disfunzionale alla quale contribuiscono il genitore alienante, quello alienato e il figlio/la figlia, ciascuno con le proprie responsabilità e con il proprio “contributo”, che può variare di caso in caso.
L’Istituto Superiore di Sanità segnala che su questo argomento è in corso un vivace dibattito nella Comunità scientifica, anche e soprattutto per il rischio di utilizzo strumentale di una definizione priva di validità diagnostica nelle controversie che coinvolgano minori.
Le varie critiche rivolte al concetto di PAS concordano nel considerare scientificamente infondato il riferimento a una “sindrome” come ad una costellazione di sintomi che caratterizzano il disagio di un bambino conteso durante una causa di affidamento.
Gli studiosi che hanno approfondito tale temafica hanno introdotto correttivi e spunti di riflessione, anche critici, sia preoccupandosi di individuare i criteri per una diagnosi differenziale, sia inserendo tale problematica nel “continuum” di relazioni che si instaurano tra ciascun genitore e il figlio, prima durante e dopo la separazione, di cui l’alienazione può essere l’esito finale di processi relazionali sempre più negativi, sia chiedendosi se effettivamente sia legittimo parlare di sindrome e, ancora, se gli interventi di «riprogrammazione del bambino» attraverso l’allontanamento siano efficaci e psicologicamente adeguati, come segnalato nella interrogazione in esame.
La Comunità scientifica sembrerebbe concorde nel ritenere che l’alienazione di un genitore non rappresenti, di per sé, un disturbo individuale a carico del figlio, ma un grave fattore di rischio evolutivo per lo sviluppo psicologico e affettivo del minore stesso.
Tale nozione compare nel “DSM IV” tra i Problemi Relazionali Genitore – Figlio; e nel citato “DSM 5” all’interno dei Problemi correlad all’allevamento dei figli.
Sembra quindi che la PAS sia meglio definita come un “Disturbo del comportamento relazionale”, e non come una sindrome.
Il “DSM 5” definisce i problemi relazionali come “modelli persistenti e disfunzionali di sentimenti, comportamenti e percezioni che coinvolgono due o più partner in un importante rapporto personale”.
Riguardo a quest’ultima classificazione, infatti, l’Istituto Superiore di Sanità ha inteso precisare che la proposta avanzata dallo studioso statunitense W. Bernet durante un “working committee” del DSM 5 di inserire la categoria PAS, non è stata accolta, in quanto si è ritenuto che l’esclusione e l’alienazione di un genitore non corrisponda ad una sindrome, né ad un disturbo psichico individuale definito, ma piuttosto a un disturbo della relazione tra più soggetti, una relazione dis funzionale alla quale contribuiscono il genitore alienante, quello alienato e il figlio/la figlia, ciascuno con le proprie responsabilità e con il proprio “contributo”, che può variare di caso in caso.
L’Istituto Superiore di Sanità segnala che su questo argomento è in corso un vivace dibattito nella Comunità scientifica, anche e soprattutto per il rischio di utilizzo strumentale di una definizione priva di validità diagnostica nelle controversie che coinvolgano minori.
Le varie critiche rivolte al concetto di PAS concordano nel considerare scientificamente infondato il riferimento a una “sindrome” come ad una costellazione di sintomi che caratterizzano il disagio di un bambino conteso durante una causa di affidamento.
Gli studiosi che hanno approfondito tale temafica hanno introdotto correttivi e spunti di riflessione, anche critici, sia preoccupandosi di individuare i criteri per una diagnosi differenziale, sia inserendo tale problematica nel “continuum” di relazioni che si instaurano tra ciascun genitore e il figlio, prima durante e dopo la separazione, di cui l’alienazione può essere l’esito finale di processi relazionali sempre più negativi, sia chiedendosi se effettivamente sia legittimo parlare di sindrome e, ancora, se gli interventi di «riprogrammazione del bambino» attraverso l’allontanamento siano efficaci e psicologicamente adeguati, come segnalato nella interrogazione in esame.
La Comunità scientifica sembrerebbe concorde nel ritenere che l’alienazione di un genitore non rappresenti, di per sé, un disturbo individuale a carico del figlio, ma un grave fattore di rischio evolutivo per lo sviluppo psicologico e affettivo del minore stesso.
Tale nozione compare nel “DSM IV” tra i Problemi Relazionali Genitore – Figlio; e nel citato “DSM 5” all’interno dei Problemi correlad all’allevamento dei figli.
Sembra quindi che la PAS sia meglio definita come un “Disturbo del comportamento relazionale”, e non come una sindrome.
Il “DSM 5” definisce i problemi relazionali come “modelli persistenti e disfunzionali di sentimenti, comportamenti e percezioni che coinvolgono due o più partner in un importante rapporto personale”.
Per essere diagnosticato come tale, un disturbo relazionale richiede l’esistenza di un’interazione patologica tra gli individui coinvolti nella relazione.
Pertanto, sebbene la descrizione del disordine abbia una certa validità, devono essere condotte ricerche approfondite per chiarire le sue caratteristiche (ad esempio, durata e intensità dei sintomi), altrimenti esse potrebbero essere utilizzate strumentalmente nelle controversie legali.
Anche le Società scientifiche di psichiatria italiane, oltre a non riconoscere tale disturbo come patologia, non ritengono giustificati interventi terapeutici specifici.
Nonostante la mancanza di evidenze scientifiche nella Letteratura medica, la Sindrome da Alienazione Genitoriale continua, ancora oggi, ad essere utilizzata in ambito giudiziario.
Infatti, sono ancora molti i casi di bambini affidati ad un genitore sulla base dell’uso improprio della PAS, così come sono molti i casi di bambini inviati nelle comunità rieducative.
Questo Ministero, già nel 2012, ha puntualizzato la non attendibilità della PAS e il rischio dell’uso distorto di tale diagnosi nei casi dei bambini contesi, proprio a fronte del mancato riconoscimento del disturbo in questione sia da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sia da parte di tutta la Comunità scientifica internazionale.
In particolare, nei casi di violazioni attribuibili a difetti o abusi di competenza o coscienza medica, il Ministero della salute si attiva tempestivamente ogni qual volta venga a conoscenza di presunte violazioni di norme deontologiche, chiedendo all’Ordine professionale di riferimento di effettuare gli opportuni accertamenti e di comunicarne al Ministero gli esiti.
Anche qualora siano segnalati casi di diagnosi di PAS da parte di medici o psicologi, il Ministero della salute ha cura di informare con sollecitudine gli Ordini professionali di appartenenza, per gli accertamenti sulle eventuali violazioni di norme deontologiche.
Rientra nell’ambito delle competenze del Ministero della giustizia intraprendere le adeguate iniziative finalizzate a garantire che, nelle sedi processuali, non vengano riconosciute patologie prive delle necessarie evidenze scientifiche, tanto più pericolose, poiché aventi ad oggetto decisioni in materia di minori.
Da ultimo, l’Istituto Superiore di Sanità ha precisato che è opinione condivisa tra glistudiosi che sia utile la promozione di ulteriori studi sistematici e su larga scala dell’alienazione dei genitori, che tengano conto delle questioni discusse allo scopo di definire criteri diagnostici oggettivi adeguati per una diagnosi scrupolosa ed un trattamento valido.
E’ certamente utile una ricerca sistematica a livello nazionale, che potrà essere promossa dai Ministeri interessati, coinvolgendo un “panel” di esperti riconosciuti nel settore e le relative Società Scientifiche.
Sono disponibili, infatti, valide rassegne sistematiche sulla questione della PAS pubblicate su riviste internazionali anche da parte di gruppi di studiosi italiani, che possono rappresentare un punto di riferimento avanzato per evitare l’uso improprio del concetto di alienazione dei genitori nelle controversie sui bambini e per consentire un uso corretto di tale concetto in aree cliniche e forensi.
Tratto da gov.sal.it- interrogazione parlamentare